giovedì 26 giugno 2008

Quando scompari



Quando scompari
ho punture di aghi sulla pelle.
Non diventare mare aperto
non lasciarmi un gusto
di melagrana acerba sulle labbra.

Tremo.

Sulla torre hanno tolto il gallo.
Tacciono le campane.
C’è una rondine che cerca
sterpi per il nido che non ha.
Usciremo indenni dalle onde?

martedì 17 giugno 2008

Visita al paese (chiuso)



Lo scatto della serratura alle spalle e sei dentro
la corta salita del paese chiuso
rivolta verso un lindo giardino
che guarda ai blu celeste e marino
tra silenzio e pulizia.

Nella stanza del direttore
delle bandiere e una conferenza
surreale per le tinte sfavillanti
arancio elettrico e verde acceso
di due magliette che si agitano
su un filo del palazzo di fronte
davanti alle sbarre a croce
ai tuoi occhi fissi
a stormi di uccelli in volo
a una divisa grigia
a un fucile che fa la ruota all’aria
finché termina il tempo.

Scendi la corta discesa,
lasci il lindo giardino e le luci
rossoverde sopra la sala colloqui
tra silenzio e polizia.
Lo scatto della serratura alle spalle e sei fuori.

lunedì 9 giugno 2008

Bosco d'alberi




Staglia la sera il cielo
un bosco d'alberi
spoglio di vele
solo qualche bandiera sventola
a prora e a mezz'asta;
un vento tirato
scuote gli scafi
ed è concerto di ferri
in mare.

sabato 17 maggio 2008

Quiete

C’è una quiete rosea
di bimba tra le gambe genitrici
tra le pareti incartate
in un cielo azzurro intenso.

Seppelliti i lutti
abbandonato il bastone
le pulsazioni sono lente
le carezze sincere.

Sul tavolo all’ingresso
un cappello per la pioggia
da riporre in cantina.

martedì 15 aprile 2008

Le mani che tremavano



Le mani che tremavano
sulla soglia dell’estate
- tanta era la gioia che ci travolse –
chissà se le rammenti.

La risposta resta aperta.

Alla pinzetta scappa
la domanda nata
tra le sopracciglia
alla comparsa di un sospiro.

lunedì 17 marzo 2008

sabato 15 marzo 2008

Più mi ritraggo

Più mi ritraggo
più allunga la sua mano
l'onda fredda
quasi a dirmi “sei sfiorita”.
Cambio posto. Che m’importa?
Anche se la primavera è tarda
e l’acqua è gelida
vivrò, come un pruno viola
su un dirupo.

sabato 8 marzo 2008

8 marzo


Sdoppiamento di Guido Sgaravatti



C’era una volta
l’otto marzo
la cena al femminile
qualche spinello che girava
la gioia nel raccontarsi;
ne uscì una farsa
una falsa parità
soggetta al giogo
dello sdoppiamento
dalla Legge
che in piedi piscia.






venerdì 15 febbraio 2008

Madonne



Non hanno il velo
a nascondere il volto
né movimenti
d’opinione a sostenerle
le Madonne
dalle vele ammainate
che nei loro metriquadri
condividono il passo piatto
e il companatico.
con figli/compagni/mariti
- se li hanno -.

lunedì 11 febbraio 2008

Consuntivo





I meno sono d’un rosso slavato
reggono i cardini i punti cardinali
i pezzi del mosaico si ricompongono.
L’inizio tra le sbarre non ricordo
emozioni ancestrali ha la memoria.
Il moto era impercettibile, le onde di riporto.
La costa aveva anfratti scuri
i legni di sicuro erano di buona qualità.


venerdì 25 gennaio 2008

Ecatombe ebraica


Ecatombe
ebraica
è estrema
e eterna
eclissi.


giovedì 10 gennaio 2008

Si sfilaccia l'incanto d'amore





Si sfilaccia l’incanto d’amore

e ne siamo colpevoli entrambi

o forse nemmeno

e il male è nel tempo

che fiacca e ingrigisce

e costringe a sniffare il collante

un composto di affetto e memorie.




lunedì 7 gennaio 2008

Sterminio zingaro




Ritenuti
uomini inutili
indegni di vita
seviziati in silenzio
sterminati dai gas

proprio come gli ebrei
a milioni e milioni
morirono

per unirsi nel fumo
ai piccoli rom
cavie innocenti
dalle angeliche ali.


mercoledì 2 gennaio 2008

Fumoir






L’ultimo petalo dell’anno

è caduto. Tornata di nuovo

in ufficio, tiro una vecchia

catena e una cicca nel water

nel mio fumoir di lavoro

tre metri per uno

e una porta scassata.



martedì 18 dicembre 2007

Domestica







Domestica è la dimensione del paese mio sovrano.
Risuonano sulla dura pietra i passi frettolosi,
tagliano l’acqua gelida le eliche
la sbarra del posteggio sale e scende
sotto a uccelli in volo a riscaldarsi.
Anche gli alberi dicembre ha infreddolito
eppure è meraviglia vivere confinati nel duemila
in vicinanza di persone che hanno un ché dell’ottocento.


sabato 15 dicembre 2007

Non c'è ritorno









No, non c'è ritorno
da questo nostro dire storto
il giusto soggettivo
che ha labbra livide
per le scaglie di ghiaccio
cadute dal seccatoio
dov’era stato messo
a liquefarsi
invano.



mercoledì 12 dicembre 2007

Se scartassi



Se scartassi il tempo trascorso
nell’attesa di…
inciamperei in frazioni d’istanti
di così alta intensità
da coprire i deserti in cui ho aspettato di
togliere dalle grucce i desideri
per farli scivolare fuori
finalmente liberi....






lunedì 10 dicembre 2007

La ragione di un metodo di Giacomo Cerrai





Di sicuro è ipercritico verso se stesso Giacomo Cerrai se ha pensato, anche solo per un attimo, di cestinare le poesie raccolte poi sotto il titolo “La ragione di un metodo”, edito nell’ottobre 2007 da “Imperfetta ellisse- blog di poesia e altro” per la stampa di Lulu.com. L’autore, secondo quanto afferma nella breve introduzione, infatti, le ritiene “ ormai abbastanza distanti non solo nel tempo, ma anche per diversa sensibilità, diverso accostamento alla realtà e una certa ricerca linguistica e stilistica” rispetto al suo lavoro attuale, dimenticando che questa considerazione è valida per tutti gli autori che si accingono a pubblicare una raccolta di poesie. Difficilmente lo stile e l’approccio rimangono invariati e mai sono uguali nel tempo. Se così fosse ci si troverebbe di fronte a una sterile replica, a una miniera in via d’esaurimento. Quando un libro vede la luce, l’autore è già oltre ed è già altro. Il “palese tributo alla tradizione del Novecento” che segna secondo l’autore queste poesie e che penso di aver intravisto nella scelta di alcuni termini e in qualche scorcio, non mina il respiro della raccolta che alterna quadri di intimità e di riflessione in un viaggio interiore di cui l’afflato poetico appare sin nel primo testo che risale al 1988. Qui un incontro riempie il vuoto esistenziale che caratterizzava la precedente opera di Cerrai “ Imperfetta Ellisse”: Il vuoto torna d’improvviso pieno, stanotte/ e i pesi galleggiano sereni lontani come lune.
Così, che sia alter ego o persona di carne, nel suo percorso il poeta, spesso, si rivolge al lettore in prima persona plurale e perciò condividendo come nella Ragione di un metodo da cui prende il titolo il libro.

Le prime ore, la luce
ci sorpassa,
avviandosi, prima di noi,
alla morte.
Nel tuo guscio di pelle,
così meravigliosamente contenuta,
irridi
alla mediazione del tuo corpo.
A volte un gesto fossile,
qualcosa di infantile,
ti tradisce.
Vorresti dirti subito. Mostrarti.
Solo dopo darti.
Consegnarti non vuoi senza,
anche,
farti capire.
La ragione di un metodo
sta nella via breve al desiderio:
d’amore o delle cose semplici,
o l’arte segreta del possesso.
In questo nascondino, o nell’eccesso
che segue
non intendo forse di che parli.
(Il pensiero di chi scrive è sempre,
del resto, un pò più lento,
per seguire l’attrito della penna).
Ma in quanto ci pensiamo
esisti,
esistiamo.


Cerrai condivide i suoi pensieri ( Il mondo è molto detto, molto/immaginato./Ci sediamo alla finestra/ aspettando il crepuscolo,/ credendo che tutto sia leggibile./) ma soprattutto il suo galleggiare in un vita dal senso incerto ( il niente che ci governa ) che è acqua che avvolge e ricopre l’autore :

onde, onde
di risacca… qualcosa molle
e s’insabbia come una foce secca.
Ritorni,
lampeggi come un breve rovescio,
nell’agosto,
ma una rena stanca ti prosciuga ancora:
restano onde, rivoli dentro,
fuori,
o non so dove,
cerchi di gocce
aloni fastidiosi…

E Acqua è intitolato un breve poemetto in quattro tempi che finisce con questi versi

una regola sola segue l’acqua:
sgravarsi dal peso, rinascere
nel punto più basso
d’ogni possibile alveo…

Dolce o salina, che sia di cielo, di mare o del fiume pisano non ha importanza, è lei l’elemento vitale in cui si muove il poeta :
… il sole scalda appena le scapole/…molecole che si gettano su di sé/ attardate,/ nell’ansa, come d’un’acqua morta … … la pioggia riempie i buchi che ci siamo scavati, il vento dei gabbiani li attraversa…

e in questo liquido Cerrai si muove alla ricerca di un equilibrio tra il mondo e l’essenza interiore dello scrittore, alla costruzione di un ponte attraverso la parola. Il mare, lo scoglio, la spiaggia dalla terraferma diventano pertanto un pretesto, una metafora di vita e un occhio di speranza :

il mare ha strisce diverse
di colore,
come un dentro e un fuori dalla diga.
Spinto dal vento o da altre urgenze,
a volte arriva timido
al tuo piede invernale: non esclude,
né la sabbia dura, né il cane che fugge
la sua orma. Così fermo (pensi), una lastra
attraversata senza cerchi concentrici,
ripianata dal solito vento,
da un appena battito di ciglia,
come un dentro e un fuori dalla vita.

Quanto ho scritto sono impressioni non esaustive di una raccolta ben più complessa che v’invito a leggere e che meriterebbe un’analisi accurata perché molte sono le sfaccettature e i temi affrontati da Cerrai dal quale mi congedo con queste sue parole tratte da Perfino il troppo:

… Quasi tutto sembra, quasi tutto è.
Perché non c’è pensiero da pensare,
né parole al di là:
perfino il troppo, di questo,
non ci basta.”

Sandra Palombo



Scheda di lettura pubblicata su viadellebelledonne.wordpress.com in data 23.11.07

sabato 17 novembre 2007

sabato 10 novembre 2007

Quinta alternanza








Infrange il sole
il fluire dei pensieri in negativo
e il loro vagare nel senso
di colpa attorcigliato al collo
mentre lentamente scema
tra i raggi il fumo
di sigarette mattiniere.

venerdì 2 novembre 2007

Quarta alternanza



Studio verticale di Enrico Sirello



Quarta alternanza

Che male c’è
a voler sentire quando si è sordi
a voler correre quando si è zoppi?
In sorte ebbi treni privi di ruote,
ambasce d’amori mancati
affetti falciati
gambe sghembe e legate
all’unico solco visibile.

Ero cieca e quello presi.
La vita schiarisce la vista
si stagliano le ombre
in lontananza per un attimo.

Un tocco leggero
e una guancia si volta
a raccogliere una carezza
di Francesco e al cellulare,
un orecchio la voce
di Beatrice che è volata
come un gabbiano buono
a perlustrare il mare.

Elevo un grazie a Gesù Cristo
per i doni anche se non capisco
perché nel grigio pomeriggio
neppure le rane gracidano più.


1 novembre 2007

venerdì 19 ottobre 2007

Reggiseno

Il reggiseno compie 100 anni




Reggiseno

rafforza ricchezze

raccoglie, riempie…rialza

rotondità… rilassate.

Rosa, rievoca ricordi

reconditi, richiama,

riapre respiri;

ricamato raffina,

rianima reazioni,

romantiche;

rosso rapisce ragazzi

reclamando

roventi rapporti.

Riassumendo:

riassettiamo rughe,

rimettiamo reggipetto.


giovedì 18 ottobre 2007

Ri-guardarsi



incisioni carnali
ri-guardarsi
su pagine fitte
in tomi di stagioni;
perifrasi su perifrasi
un intrico oscuro
pur al narratore
omodiegetico
che pulce punge
fuggendo indisturbata
tra straripamento
d’istanti dove
orologi e luoghi
giacciono, derelitti.

mercoledì 10 ottobre 2007

Ottobre




In un campo, con le canne a difesa
d’un fosso, poco distante dal mare,
un sospiro d’inverno al crepuscolo

- sono scomparsi dal cuore il cinguettìo
e dalla mia bicicletta il sentiero –

smuove la brace tiepida e morbida
a svelare del fuoco i riverberi
meraviglie d’un ottobre clemente.


lunedì 1 ottobre 2007

Terza alternanza






Era buio, la ruota era alta e il sedile a due posti saliva.
Sciabordata dall’onde dell’aria
stringevo le mani alla corda.

Sono belli i quadri più vecchi
della mia galleria: il lettone,
la parete a pois, la panca in cucina,
mio padre, mia madre.

Era luce vent’anni più tardi su un treno. In campagna
le gambe divennero molli.
I girasoli guardavano il cuore
impazzito. Straniava la vista.

Sulla schiena m’è nata una gobba,
sulla pelle, una voglia:
pitture… pitture… con i compagni di oggi.


domenica 30 settembre 2007

Come Odisseo







Come Odisseo sono figlia di un' isola.
Abito all'Elba dal colore del fumo: in essa è un monte
che spicca, il monte Capanne di grigio granito; intorno sono
altre isole, vicine tra loro,
Montecristo, Capraia e la piatta Pianosa.
La più grande nel mare essa giace, al centro
verso oriente – le altre, verso sud, ovest e nord -,
verde e boscosa, brava nutrice di giovani.


sabato 29 settembre 2007

Quel che dirò a Portoferraio il 16 ottobre su





Stiamo per assistere alla proiezione di N. di Virzì, ultimo film italiano su Bonaparte, liberamente tratto, come voi tutti sapete, dal romanzo N. di Ernesto Ferrero, uscito per le edizioni Einaudi nel 2000, e che vinse, nello stesso anno, il Premio Strega.
Gran parte del film è girata in interni, dell’Elba dove è ambientata la storia c’è poco o niente, l’isolotto di Cerboli sullo sfondo di una scena iniziale induce a pensare che il regista abbia scelto di non dare troppa importanza alla fedeltà della ricostruzione storica degli ambienti esterni. Si fatica a riconoscere il nostro territorio.

giovedì 27 settembre 2007

Del poeta






Del poeta ho forse l’animo,
non altro
- né tecnica, né stile,
né memoria della metrica
incrostata da gravosi
pensieri di vita -
perciò delle parole farò lettura
e della scrittura
righe crepuscolari
in un intimo piacere.


mercoledì 26 settembre 2007

Oggi è chiaro



Oggi è chiaro che
la buca nera in cui
ogni tanto cado
,mio malgrado,
è nostalgia
,se non malinconia,
dell’entusiasmo perso
per le mine latenti
o già brillate, e
come da bambina a mosca cieca
metto le mani avanti
che l’oltre è un chiaroscuro.

giovedì 20 settembre 2007

Settembre



Il chiasso dell’estate che non torna
s’attenua per farsi eco e poi morire
tra le mura silenziose del paese.
Sulle pietre si fa lento il cammino
per rapire il tepore settembrino.
Il sole che scottava se n’è andato,
amoreggiano, a scuola i ragazzini.