Salve, sono Sandra. Segregata su salubre scoglio scrissi saggi storici, scocciatami, scrivo strofe sbilenche scandalizzando scrittori (sbadata sbaglio spesso, sputtanandomi). Sono sorda, sento solo suoni sommessi. Se sbeffeggiata, sensibilmente soffro silenziosa. Sono sposata. Sono stressata. Salariata spesso sto seduta: studio scartoffie, sbroglio situazioni, seguo scalette, scadenze, suggerisco soluzioni.
giovedì 26 giugno 2008
Quando scompari
Quando scompari
ho punture di aghi sulla pelle.
Non diventare mare aperto
non lasciarmi un gusto
di melagrana acerba sulle labbra.
Tremo.
Sulla torre hanno tolto il gallo.
Tacciono le campane.
C’è una rondine che cerca
sterpi per il nido che non ha.
Usciremo indenni dalle onde?
martedì 17 giugno 2008
Visita al paese (chiuso)
Lo scatto della serratura alle spalle e sei dentro
la corta salita del paese chiuso
rivolta verso un lindo giardino
che guarda ai blu celeste e marino
tra silenzio e pulizia.
Nella stanza del direttore
delle bandiere e una conferenza
surreale per le tinte sfavillanti
arancio elettrico e verde acceso
di due magliette che si agitano
su un filo del palazzo di fronte
davanti alle sbarre a croce
ai tuoi occhi fissi
a stormi di uccelli in volo
a una divisa grigia
a un fucile che fa la ruota all’aria
finché termina il tempo.
Scendi la corta discesa,
lasci il lindo giardino e le luci
rossoverde sopra la sala colloqui
tra silenzio e polizia.
Lo scatto della serratura alle spalle e sei fuori.
lunedì 9 giugno 2008
Bosco d'alberi
sabato 17 maggio 2008
Quiete
di bimba tra le gambe genitrici
tra le pareti incartate
in un cielo azzurro intenso.
Seppelliti i lutti
abbandonato il bastone
le pulsazioni sono lente
le carezze sincere.
Sul tavolo all’ingresso
un cappello per la pioggia
da riporre in cantina.
martedì 15 aprile 2008
Le mani che tremavano
lunedì 17 marzo 2008
sabato 15 marzo 2008
Più mi ritraggo
più allunga la sua mano
l'onda fredda
quasi a dirmi “sei sfiorita”.
Cambio posto. Che m’importa?
Anche se la primavera è tarda
e l’acqua è gelida
vivrò, come un pruno viola
su un dirupo.
sabato 8 marzo 2008
8 marzo
venerdì 15 febbraio 2008
Madonne
lunedì 11 febbraio 2008
Consuntivo
venerdì 25 gennaio 2008
giovedì 10 gennaio 2008
Si sfilaccia l'incanto d'amore
Si sfilaccia l’incanto d’amore
e ne siamo colpevoli entrambi
o forse nemmeno
e il male è nel tempo
che fiacca e ingrigisce
e costringe a sniffare il collante
un composto di affetto e memorie.
lunedì 7 gennaio 2008
Sterminio zingaro
Ritenuti
uomini inutili
indegni di vita
seviziati in silenzio
sterminati dai gas
proprio come gli ebrei
a milioni e milioni
morirono
per unirsi nel fumo
ai piccoli rom
cavie innocenti
dalle angeliche ali.
mercoledì 2 gennaio 2008
Fumoir
martedì 18 dicembre 2007
Domestica

Domestica è la dimensione del paese mio sovrano.
Risuonano sulla dura pietra i passi frettolosi,
tagliano l’acqua gelida le eliche
la sbarra del posteggio sale e scende
sotto a uccelli in volo a riscaldarsi.
Anche gli alberi dicembre ha infreddolito
eppure è meraviglia vivere confinati nel duemila
in vicinanza di persone che hanno un ché dell’ottocento.
sabato 15 dicembre 2007
Non c'è ritorno
mercoledì 12 dicembre 2007
Se scartassi
lunedì 10 dicembre 2007
La ragione di un metodo di Giacomo Cerrai

Di sicuro è ipercritico verso se stesso Giacomo Cerrai se ha pensato, anche solo per un attimo, di cestinare le poesie raccolte poi sotto il titolo “La ragione di un metodo”, edito nell’ottobre 2007 da “Imperfetta ellisse- blog di poesia e altro” per la stampa di Lulu.com. L’autore, secondo quanto afferma nella breve introduzione, infatti, le ritiene “ ormai abbastanza distanti non solo nel tempo, ma anche per diversa sensibilità, diverso accostamento alla realtà e una certa ricerca linguistica e stilistica” rispetto al suo lavoro attuale, dimenticando che questa considerazione è valida per tutti gli autori che si accingono a pubblicare una raccolta di poesie. Difficilmente lo stile e l’approccio rimangono invariati e mai sono uguali nel tempo. Se così fosse ci si troverebbe di fronte a una sterile replica, a una miniera in via d’esaurimento. Quando un libro vede la luce, l’autore è già oltre ed è già altro. Il “palese tributo alla tradizione del Novecento” che segna secondo l’autore queste poesie e che penso di aver intravisto nella scelta di alcuni termini e in qualche scorcio, non mina il respiro della raccolta che alterna quadri di intimità e di riflessione in un viaggio interiore di cui l’afflato poetico appare sin nel primo testo che risale al 1988. Qui un incontro riempie il vuoto esistenziale che caratterizzava la precedente opera di Cerrai “ Imperfetta Ellisse”: Il vuoto torna d’improvviso pieno, stanotte/ e i pesi galleggiano sereni lontani come lune.
Così, che sia alter ego o persona di carne, nel suo percorso il poeta, spesso, si rivolge al lettore in prima persona plurale e perciò condividendo come nella Ragione di un metodo da cui prende il titolo il libro.
Le prime ore, la luce
ci sorpassa,
avviandosi, prima di noi,
alla morte.
Nel tuo guscio di pelle,
così meravigliosamente contenuta,
irridi
alla mediazione del tuo corpo.
A volte un gesto fossile,
qualcosa di infantile,
ti tradisce.
Vorresti dirti subito. Mostrarti.
Solo dopo darti.
Consegnarti non vuoi senza,
anche,
farti capire.
La ragione di un metodo
sta nella via breve al desiderio:
d’amore o delle cose semplici,
o l’arte segreta del possesso.
In questo nascondino, o nell’eccesso
che segue
non intendo forse di che parli.
(Il pensiero di chi scrive è sempre,
del resto, un pò più lento,
per seguire l’attrito della penna).
Ma in quanto ci pensiamo
esisti,
esistiamo.
Cerrai condivide i suoi pensieri ( Il mondo è molto detto, molto/immaginato./Ci sediamo alla finestra/ aspettando il crepuscolo,/ credendo che tutto sia leggibile./) ma soprattutto il suo galleggiare in un vita dal senso incerto ( il niente che ci governa ) che è acqua che avvolge e ricopre l’autore :
di risacca… qualcosa molle
e s’insabbia come una foce secca.
Ritorni,
lampeggi come un breve rovescio,
nell’agosto,
ma una rena stanca ti prosciuga ancora:
restano onde, rivoli dentro,
fuori,
o non so dove,
cerchi di gocce
aloni fastidiosi…
sgravarsi dal peso, rinascere
nel punto più basso
d’ogni possibile alveo…
di colore,
come un dentro e un fuori dalla diga.
Spinto dal vento o da altre urgenze,
a volte arriva timido
al tuo piede invernale: non esclude,
né la sabbia dura, né il cane che fugge
la sua orma. Così fermo (pensi), una lastra
attraversata senza cerchi concentrici,
ripianata dal solito vento,
da un appena battito di ciglia,
come un dentro e un fuori dalla vita.
Perché non c’è pensiero da pensare,
né parole al di là:
perfino il troppo, di questo,
non ci basta.”
Scheda di lettura pubblicata su viadellebelledonne.wordpress.com in data 23.11.07
sabato 17 novembre 2007
sabato 10 novembre 2007
Quinta alternanza

Infrange il sole
il fluire dei pensieri in negativo
e il loro vagare nel senso
di colpa attorcigliato al collo
mentre lentamente scema
tra i raggi il fumo
di sigarette mattiniere.
venerdì 2 novembre 2007
Quarta alternanza
Quarta alternanza
Che male c’è
a voler sentire quando si è sordi
a voler correre quando si è zoppi?
In sorte ebbi treni privi di ruote,
ambasce d’amori mancati
affetti falciati
gambe sghembe e legate
all’unico solco visibile.
Ero cieca e quello presi.
La vita schiarisce la vista
si stagliano le ombre
in lontananza per un attimo.
Un tocco leggero
e una guancia si volta
a raccogliere una carezza
di Francesco e al cellulare,
un orecchio la voce
di Beatrice che è volata
come un gabbiano buono
a perlustrare il mare.
Elevo un grazie a Gesù Cristo
per i doni anche se non capisco
perché nel grigio pomeriggio
neppure le rane gracidano più.
1 novembre 2007
venerdì 19 ottobre 2007
Reggiseno

Reggiseno
rafforza ricchezze
raccoglie, riempie…rialza
rotondità… rilassate.
Rosa, rievoca ricordi
reconditi, richiama,
riapre respiri;
ricamato raffina,
rianima reazioni,
romantiche;
rosso rapisce ragazzi
reclamando
roventi rapporti.
Riassumendo:
riassettiamo rughe,
rimettiamo reggipetto.
giovedì 18 ottobre 2007
Ri-guardarsi
mercoledì 10 ottobre 2007
Ottobre
In un campo, con le canne a difesa
d’un fosso, poco distante dal mare,
un sospiro d’inverno al crepuscolo
- sono scomparsi dal cuore il cinguettìo
e dalla mia bicicletta il sentiero –
smuove la brace tiepida e morbida
a svelare del fuoco i riverberi
meraviglie d’un ottobre clemente.
lunedì 1 ottobre 2007
Terza alternanza

Era buio, la ruota era alta e il sedile a due posti saliva.
Sciabordata dall’onde dell’aria
stringevo le mani alla corda.
Sono belli i quadri più vecchi
della mia galleria: il lettone,
la parete a pois, la panca in cucina,
mio padre, mia madre.
Era luce vent’anni più tardi su un treno. In campagna
le gambe divennero molli.
I girasoli guardavano il cuore
impazzito. Straniava la vista.
Sulla schiena m’è nata una gobba,
sulla pelle, una voglia:
pitture… pitture… con i compagni di oggi.
domenica 30 settembre 2007
Come Odisseo

Come Odisseo sono figlia di un' isola.
Abito all'Elba dal colore del fumo: in essa è un monte
che spicca, il monte Capanne di grigio granito; intorno sono
altre isole, vicine tra loro,
Montecristo, Capraia e la piatta Pianosa.
La più grande nel mare essa giace, al centro
verso oriente – le altre, verso sud, ovest e nord -,
verde e boscosa, brava nutrice di giovani.
sabato 29 settembre 2007
Quel che dirò a Portoferraio il 16 ottobre su

Stiamo per assistere alla proiezione di N. di Virzì, ultimo film italiano su Bonaparte, liberamente tratto, come voi tutti sapete, dal romanzo N. di Ernesto Ferrero, uscito per le edizioni Einaudi nel 2000, e che vinse, nello stesso anno, il Premio Strega.
Gran parte del film è girata in interni, dell’Elba dove è ambientata la storia c’è poco o niente, l’isolotto di Cerboli sullo sfondo di una scena iniziale induce a pensare che il regista abbia scelto di non dare troppa importanza alla fedeltà della ricostruzione storica degli ambienti esterni. Si fatica a riconoscere il nostro territorio.
giovedì 27 settembre 2007
Del poeta
mercoledì 26 settembre 2007
Oggi è chiaro
Oggi è chiaro che
la buca nera in cui
ogni tanto cado
,mio malgrado,
è nostalgia
,se non malinconia,
dell’entusiasmo perso
per le mine latenti
o già brillate, e
come da bambina a mosca cieca
metto le mani avanti
che l’oltre è un chiaroscuro.
giovedì 20 settembre 2007
Settembre
Il chiasso dell’estate che non torna
s’attenua per farsi eco e poi morire
tra le mura silenziose del paese.
Sulle pietre si fa lento il cammino
per rapire il tepore settembrino.
Il sole che scottava se n’è andato,
amoreggiano, a scuola i ragazzini.






