sabato 27 settembre 2008

alba

L’ottocento sfiorito
con il padre di nonna
è un battito
chiuso
nei libri illustrati
e nella vecchia
poltrona degli avi.



***

Il boom fu la mia culla
la chiesa la mia casa
l’asilo le mie suore.

Quando la testa uscì dal grembo
- i fili dei tram scintillavano -
c’erano le luci in piazza Grande.

Nel paniere avevo primule
e carne rossa, lucente era
la notte, argento la mattina.

Piegati sui punti di carta
- a creare minuscole figure -
c’erano veli e riccioli vergini.

Il boom fu la mia culla
la chiesa la mia casa
l’asilo le mie suore.



**

Nel secondo novecento,
il primo fu la guida:
il rispetto per i grandi
e la disciplina
alla partenza d’ogni via.


*

Volavo dietro
a una farfalla che visse
poco, troppo poco
nella scuola elementare
in riva al mare.

Alla sua morte
i fiocchi rosa
si disfecero e pure
sparirono le pieghe
dalle gonne.

Ci pensarono
le gomme delle auto
a cancellare i quadri
in gesso sul selciato
del cortile esterno,

ci pensarono
le forbici di Ines
a tagliare i capelli
raccolti da un elastico
in una coda di cavallo.

Gli occhi lacrimarono
quando caddero
le ciocche
eppure ero felice
e dire di più
di quell’ora non si può.


*

Il seno e il sangue
il trucco lieve
le calze a velo
le occhiate
mascoline
il rimirarsi
nello smarrimento
attorno a casa
alla sua ora esatta
avvennero.

*

1 commento:

giacomo ha detto...

brava sandra. mi piace davvero questa sequenza poetica, tenera e malinconica...
fatti sentire
ciao
G.